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Diario di viaggio di un sedentario

Diario di viaggio di un sedentario

Diario di viaggio di un sedentario

GAGUIK MARTIROSYAN
4 maggio – 21 giugno 2006

Dopo la mostra di dipinti svoltasi nel 2003 presso la galleria Magenta 52, l’armeno Gaguik Martirosyan ritorna in Italia con una esposizione interamente dedicata al disegno dal titolo “Diario di viaggio di un sedentario”

Oltre 50 disegni narrano gli incontri, le gioie, le paure e le storie di viaggio e di vita del pittore.  In questo suo mondo di memorie, emozioni e riflessioni, rappresentato attraverso una orientalità europea, troviamo figurazioni e allegorie dalle quali affiorano simboli e presenze di una cultura umanistica che ha le sue radici nel Paleocristiano e nel Bizantino.

di lui scrive Cinzia Bollino Bossi

“Diario di viaggio di un sedentario è il racconto di un tragitto, immaginale e perciò autentico, da una cosmogonia in gran misura biografica a un regno urbano. Il tutto grazie a un passaggio delle acque, nelle acque.

L’acqua è sempre stata nell’opera di Gaguik. Era al contempo mondo dei pesci e concime del mondo, linfa che abbeverava l’albero scorrendo nascosta nella terra; era pioggia, diluvio e goccia.
Ritorna poeticamente uguale in molti di questi disegni – sottili e sicuri arabeschi di grafite su una base di pastello.
Ritornano i pesci (ma non li si legga come figura cristica, Gaguik non è artista da dogma), nuotano ed è come se volassero in queste acque gonfie e solide. Così solide che quasi non bagnano l’uomo, lì dove diventano cascata di consistenza arborea, legnosa; così solide che si fanno onda liberata da un’anfora e poi riassunta dall’aria, come di un Hokusai miniato e smagrito dal liberty.

In seguito l’acqua s’è fatta atmosferica. Ha riempito il foglio, memoria di Turner e del paesaggio moderno, pienezza panica che si traduce in assenza di margine, a lasciare che il segno e il colore invadano la carta.
S’è fatta nuvola e nebbia, tradotta in gamme di grigi e di azzurri.
S’è fatta elemento paesaggistico e perciò urbano.

L’acqua che infine bagna il viaggiatore sedentario, quella che lo disseta, lo pulisce e lo nutre come fosse un albero, è un’acqua termale che sgorga dalle pareti e dalle facciate delle case, un’acqua surgiva  e cittadina che zampilla nelle strade.

La semplicità fanciulla di Gaguik, che può permettersi di indicare il cielo con una striscia stellata là in alto, a indicare il punto più su che ci è dato vedere e sapere, guarda con occhi di uccello naufragato: i paesaggi sono visioni dall’alto, topografie di viali e strade e improvvisi scontri con muri e palazzi, con mattoni e finestre che diventano sequenza ritmica, con macchie di alberi che punteggiano la tonda pienezza delle piazze.
E qui il cerchio, come si suol dire, si chiude.
Le tante gocce come spicchi si uniscono a formare un giro, così come i raggi di un ombrellone tutti insieme fanno un tondo.
E gli ombrelloni – quello di Gaguik e gli altri nella piazza dove dipinge – visti dall’alto, nel corso di quel volo fermo e mentale, sono tradotti in punti colorati che vibrano in coreografia, che sanno quasi di vacanza estiva (capacità di sognare il mare accanto alla Senna) e sembrano costellazioni non vere ma verosimili.
E la verosimiglianza, non già la verità, è ciò che dà magia al racconto. Un racconto che inizia e si conclude lì, nella piazza parigina. Il viaggio è finito. Ma si ha già voglia di ripartire.”

dedicato a Gaguik

« L’uomo si muove poco e resta nel suo habitat.
L’Uomo vive e lavora sempre nello stesso posto.
L’Uomo in una zona determinata. L’Uomo si lega al luogo.L’Uomo, ha scelto di essere sedentario, con la caratteristica posizione di un uomo seduto durante tutta la giornata.

L’Uomo avrà più di Mille anni, il suo corpo ha bisogno di poca energia per sopravvivere e poi senza tornare alla Preistoria, l’Uomo risveglia il suo Homo Sapiens e si mette a dipingere Poesia, Parole ed Immagini, Incontri, Paure e Gioie e Storie di vita ed altro ancora e tutto diventa un Viaggio, Il Viaggio di un nomade « sedentario » capace di separare l’Esssere dall’Avere, di creare Spazi con l’umiltà di saper dare Amore e di far ancor di più viaggiare l’Anima di colui che per un attimo si sofferma ad osservare il suo meraviglioso lavoro ».

L’Uomo si chiama Gaguik ed è originario dell’Armenia.
Lo conosco da un poco di tempo e ogni volta che osservo i suoi lavori rimango confuso e stupefatto dalla magia e dall’energia che i suoi dipinti mi trasmettono.
Non son capace di descrivere tecnicamente il suo Lavoro in quanto non sono un grande esperto in materia ma posso dire a coloro che avranno la fortuna di assistere un giorno ad un Esposizione di Gaguik che i suoi dipinti nutrono davvero l’Anima dell’Essere Umano.

Vorrei ancora dedicare due parole a Gaguik…

Si conoscono pochi Paesi come l’Armenia, dalla storia così tormentata a causa delle Invasioni e delle Guerre, Occupazioni da parte di potenze straniere. Queste circostanze dimostrano una volontà in Gaguik di voler sopravvivere non soltanto come Entità nazionale ma  anche grazie alla creazione artistica tipica e caratteristica del suo ben amato Paese.

Vorrei ringraziare l’Uomo Gaguik con una breve Poesia per tutto il bene che ha fatto con la sua Opera Artistica e che continuerà a fare in futuro a tutti coloro che lo incroceranno nel suo viaggio sedentario :

« Meme si ma maison est içi
Et tout ce dont mon coeur a besoin
Je tourne mon regard
Et je dis que
 
Les rues hautes
Et le ciel sans étoiles
Et les gens…( ?) gris
Qui m’appelent
Il me manque mon pays merveilleux

Et la bas ce n’est pas içi »

Grazie Gaguik.
Tuo amico, Moroni Piero

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